Incompatibilità ad personam

Raccogliamo le parole della nostra capogruppo Serena Marchi all’uscita dell’ultimo Consiglio Comunale (23 Luglio 2015):
“Ho ritenuto opportuno abbandonare fin da subito il consiglio di giovedì sera perché era un consiglio che ritenevo sostanzialmente illegittimo visto che sedeva ancora al suo posto il vice sindaco Alessandro Montagnoli, eletto e nominato consigliere in Regione Veneto. Lo stesso Montagnoli che della questione incompatibilità si è fatto nel passato paladino estromettendo la scorsa minoranza per molto meno ma perdendo poi la battaglia con costi rilevanti ai danni della collettività. Evidentemente la sensibilità al rispetto delle leggi cambia sulla base delle convenienze. Ho chiesto allora alla Segretario, quale garante delle norme, come mai non era ancora stata posta la questione dell’incompatibilità di Montagnoli e mi è stato risposto che aveva tempo sessanta giorni per consegnare le dimissioni.

La risposta è stata fuorviante rispetto alla questione posta e conferma la mancanza di volontà di porre immediatamente la questione dell’incompatibilità, procrastinandola nel tempo massimo possibile.

Mi spiego:
Il periodo di “moratoria” di sessanta giorni invocato sembrerebbe trovare fondamento nel comma 7 dell’art.7 del Regolamento del Consiglio Regionale Veneto del 14 aprile 2015. Il riferimento però riguarda il termine entro il quale l’Ufficio di Presidenza deve terminare i lavori per la convalida dei Consiglieri Regionali e quindi afferisce direttamente al procedimento per l’eventuale decadenza da Consigliere Regionale.

La questione da me posta era diversa: ho sollevato l’incompatibilità, a seguito dell’elezione in Consiglio Regionale, della contemporanea carica di Assessore-vice-sindaco, consigliere comunale nel Comune di Oppeano. Tale situazione trova fondamento e disciplina nel testo unico 267/2000 dove sono previste le cause di incompatibilità in generale per gli amministratori locali ed in particolare nell’art. 65.
E’ pur vero che le norme sull’incompatibilità sono di stretta interpretazione ma ritengo che la nomina a Consigliere Regionale determini una condizione per contestare da subito il mantenimento della carica di assessore e consigliere comunale. In questo, la procedura da osservare è quella dell’art. 69 o 70 (azione popolare) del TU in cui ci sono dei termini da rispettare nel procedimento per arrivare alla decadenza ma nessuna moratoria di 60 giorni.

E’ chiaro che finché la procedura non viene avviata non vi è nessuna decadenza o obbligo di dimettersi.

Ed è proprio quello che abbiamo contestato alla Segretaria e al Sindaco: cioè non aver tempestivamente attivato tale procedura nel momento in cui – con l’elezione – si sono determinate le condizioni di incompatibilità e nella piena consapevolezza di ciò.
Questa è l’omissione che determinava a mio avviso la situazione di “illegittimità” sostanziale e politica e che ho provveduto a denunciare al di là di ogni disquisizione giuridica.

Appellarsi ai sessanta giorni per non aver attivato questa procedura è non solo sbagliato e furbesco ma anche del tutto inopportuno e comunque non giustifica il ritardo omissivo nel sollevare la situazione di incompatibilità in quanto, lo ribadisco, la questione riguardava la decadenza da Amministratore locale.

Senza dimenticare che molti altri consiglieri, nelle sue stesse condizioni, hanno dato dimissioni immediate per incompatibilità, evitando così di percepire un doppio stipendio che, come evidenziato ieri sera, potrebbe essere rilevante sotto il profilo della responsabilità erariale.

Credo quindi che aver posto la questione sia stato non solo legittimo ma anche doveroso sul piano della correttezza amministrativa.”

Discorso tenuto da Serena Marchi al Consiglio Comunale